Apr 22

Nuova strategia per dipartimenti ospedalieri? Una seconda vita

Approdare su Second Life: questa è la nuova frontiera della comunicazione sanitaria, intesa come dialogo bidirezionale tra struttura ospedaliera e i suoi pubblici.

Protagonista è il Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Una sede nuova di zecca, ma virtuale.

Ora molti staranno già pensando ai dubbi scatenati sul web l’estate scorsa, riguardanti il successo di Second Life e la sua efficacia come nuovo strumento comunicativo per le organizzazioni. (Per chi non sapesse basta leggere qui o qui )

A mio parere lo strumento è ancora in fase di evoluzione e comprensione, e molte aziende vi si sono fiondate solo per sfruttare l’attenzione dei media e dotarsi di un’ulteriore vetrina.

L’iniziativa di questo dipartimento mi spinge invece a rovesciare la prospettiva: se altri ospedali o cliniche seguissero l’esempio di Modena si aprirebbe una nuova e interessante frontiera per le realtà sanitarie.

La possibilità di fornire servizi via internet spingerebbe molte persone a evitare faticose e costose trasferte o “viaggi della speranza”, grazie semplicemente ad un avatar che si rechi al posto loro nella clinica ospedaliera prescelta.

Così ci potrebbe essere un primo contatto per indicare da subito ai pazienti l’entità e l’urgenza per un ricovero o specificazioni sulle cure … immaginate trasferimenti sicuri di cartelle cliniche che consentirebbero al medico (attraverso il suo avatar) di fornire informazioni e rispondere alle domande del paziente.

Immaginate il risparmio di tempo, ansia e denaro. Immaginate una sorta di incrocio tra un social network e un mondo virtuale, creato dai maggiori dipartimenti ospedalieri internazionali pronti a fornire tali servizi …

Bene fermiamoci qui e guardiamo alla realtà.
Probabilmente molte strutture carenti e a corto di fondi (in particolare nel nostro martoriato Mezzogiorno) hanno di certo ben altri problemi da risolvere e dovrebbero destinare risorse ed energie per il miglioramento di servizi ben più basilari.
A questo si aggiunge il rischio di diffidenza da parte di pazienti che non conoscono bene gli strumenti di comunicazione online.

Tuttavia l’iniziativa rimane valida nelle realtà più innovative (cliniche specializzate, centri di ricerca internazionali) e credo che si potrebbe integrare in una strategia di gestione delle relazioni esterne delle più innovative organizzazioni in campo sanitario.

E lo stato delle relazioni pubbliche per le strutture sanitarie? A uno dei prossimi post.

Si ringrazia Penny Mathews per l’immagine da Flickr

Autore: Mik

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